I documenti affettivi

Aggiornamento: 28 ott

Dopo la pausa estiva, riavvio il blog tornando a trattare un tema metodologico: i documenti affettivi, uno degli elementi della Consultazione Partecipata.

L'ultimo elemento, uno strumento introdotto da Dina Vallino solo dopo il 2009.


Cosa sono questi documenti affettivi? Foto, filmati, disegni, quaderni di scuola, giochi, pupazzi, indumenti etc scelti dai genitori insieme al figlio o figlia.

Come vengono inseriti nel setting? Durante il primo colloquio, Vallino chiede ai genitori di portare al successivo incontro - quando torneranno da lei con il figlio o figlia - dei documenti familiari. Quindi, al primo incontro congiunto, li si guarda insieme.

A cosa servono? Lo scopo generale è quello di ricostruire alcuni momenti significativi della vita del bambino o bambina, i "tratti essenziali della sua biografia". Più in particolare, i documenti:

  • consentono a Vallino di prendere contatto con il bimbo o bimba senza fare troppe domande, con delicatezza;

  • aiutano i genitori a sospendere, almeno per un momento, la preoccupazione o la paura che li attanaglia per concentrarsi sulla persona del loro figlio/figlia;

  • costituiscono per il bimbo/bimba l'occasione di ascoltare e ricordare la sua storia, di sentirsi presente nella mente di mamma e papà, di percepirsi interessante per l'analista, di essere considerato per ciò che è (non per il suo sintomo o malessere).

A questo proposito, un gruppo di lavoro dell'Associazione Dina Vallino ha scritto che "il valore di questi documenti risiede nell'interesse che viene risvegliato per la persona del bambino nella sua interezza e non solo come portatore di un sintomo, un bambino danneggiato, problematico, che deve essere riparato. Al contrario, ciò che viene messo in luce e a cui si dà voce è la storia del bambino sano, malgrado le possibili esperienze negative. Interessarsi a lui, a ciò che gli piace, gli interessa, gli riesce bene, interessarsi quindi ai suoi pensieri, rinforza e ravviva quel sentimento di esistere che sappiamo essere indispensabile allo sviluppo di ogni essere umano".

Il processo di ricerca e di scelta degli oggetti da portare al primo incontro congiunto - processo compiuto a casa dai genitori insieme con il bimbo o bimba - è quindi già un atto potenzialmente trasformativo. Un primo piccolo passo lungo il percorso della CP, che ha lo scopo di rivitalizzare il legame e riaccendere il dialogo tra mamma, papà e figlio/figlia.



I documenti affettivi sono tra gli elementi della CP che abbiamo conservato nell'estensione.

Ovvero: in tutti i servizi educativi nei quali abbiamo esteso la CP - comunità educative, spazio neutro, ADM, educativa domiciliare privata - abbiamo utilizzato questo strumento.

Anche quando i figli in questione erano preadolescenti o adolescenti e anche quando toccava ai soli genitori (o a uno solo tra i due) scegliere e portare gli oggetti, essendo venuta meno la convivenza.

Sempre, a prescindere dall'età dei minori, dalla situazione specifica e dalla cornice istituzionale, i documenti affettivi, nella loro presenza o assenza, abbondanti o esigui, scelti con cura o recuperati al volo, infilati nel primo sacchetto a portata di mano o dentro contenitori anch'essi pensati, presentati in una sorta di cronistoria oppure raccontati con sincera partecipazione... ci dicono qualcosa delle famiglie e del legame tra genitori e figli.

Insomma, pure nei servizi educativi (pubblici o privati che siano) i documenti affettivi si sono rivelati, e continuano a rivelarsi, uno strumento utile e potente.



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