La consultazione educativa

Aggiornamento: 15 set 2021

Questo articolo costituisce la trascrizione, un pò tagliata ma comunque fedele, dell'episodio 3 del mio podcast Nel frattempo



Cos’è la consultazione educativa? È una prestazione diversa dalla consulenza? In cosa consiste e quando ha senso avviarne una?

Prima di raccontare cos’è la consultazione, devo fare una premessa.

Anche solo rimanendo nell’ambito degli interventi di carattere educativo/pedagogico, esistono tanti diversi modi di lavorare con i minori e con i loro genitori. Tanti e diversi sono anche i fattori, gli aspetti, le criticità e le problematiche su cui si può scegliere di intervenire. Quindi ogni professionista, educatore o pedagogista che sia, decide di cosa occuparsi e come farlo.

Personalmente, ho scelto di occuparmi di minori e famiglie, e di farlo lavorando in particolare sulla relazione, sul legame tra figlio e genitori. Per questo motivo, quando mi vengono presentate situazioni di bambini che esprimono un disagio o una sofferenza (per esempio un ritardo dello sviluppo, una disregolazione emotiva, una difficoltà relazionale) avvio sempre degli interventi che coinvolgono anche i genitori.

Questo tipo di impostazione metodologica del mio lavoro è frutto ovviamente di una mia libera scelta. Scelta che deriva da tanti motivi, alcuni più teorici, altri più legati alla pratica e all’esperienza lavorativa, altri ancora di sicuro più personali. Non passerò in rassegna le mie motivazioni, ma ci tengo a dire che l’idea di includere anche i genitori nel lavoro con i bambini è suffragata da dati scientifici, in particolare dai risultati di decenni di ricerche svolte nell’ambito della teoria dell’attaccamento. Semplificando e sintetizzando, potrei dire che queste ricerche mostrano che dalla nascita in poi, i genitori partecipano allo sviluppo del figlio, per altro impattando in modo importante su questo sviluppo. In considerazione di ciò, per me è davvero imprescindibile avere la collaborazione dei genitori nei percorsi educativi che avvio con i bambini.


Apro una parentesi per fare una precisazione. La partecipazione, dei genitori è qualcosa che richiedo sempre quando si tratta di bambini; che richiedo quasi sempre, o comunque molto spesso, quando si tratta di pre-adolescenti; che valuto attentamente quando si tratta di adolescenti.


Tornando all'impostazione metodologica: io lavoro per lo più soltanto con i genitori, ma ci sono situazioni, più complesse e delicate, di bimbi con sofferenze importanti, dove scelgo di lavorare, almeno inizialmente, con tutta la famiglia, quindi con il bambino insieme anche ai genitori.

Questi interventi educativi rivolti a tutto il gruppo familiare li strutturo e scandisco secondo delle fasi, ognuna delle quali è una tappa del percorso ed è accompagnata da uno specifico contratto tra me e i genitori. In ogni caso, per tutti i nuclei, la prima fase è sempre quella della consultazione.


La consultazione è l'anticamera dell'intervento vero e proprio, una fase di conoscenza e valutazione, durante la quale si analizza il bisogno, si individuano le criticità e le risorse, si definisce l'obiettivo che si vuole perseguire e, alla fine, si decide insieme quali azioni mettere in campo.

Quindi di norma la consultazione costituisce la prima tappa del percorso, cioè la fase preliminare. Sono molto rari quei casi in cui la consultazione risulta risolutiva e allora si decide di non proseguire.

La consultazione tipo prevede cinque incontri, che sono articolati secondo uno schema ben preciso: un colloquio iniziale con i genitori, un incontro con il bambino insieme a mamma e papà, un incontro con bambino e mamma, un incontro con bambino e papà, un colloquio finale con i genitori.

In alcune situazioni questo ciclo viene ripetuto due volte, arrivando quindi a dieci incontri; in altre situazioni vengono aggiunti ulteriori incontri con il bambino insieme ad altri adulti di riferimento significativi, per esempio i nonni, i vicini di casa, una baby-sitter; in altre ancora vengono inseriti colloqui con la scuola o altri professionisti che hanno in carico il minore, per esempio il pediatra, lo psicologo o il neuropsichiatra infantile, il logopedista.

In ogni caso, terminata questa fase di consultazione, durante l’ultimo incontro, che è il colloquio finale tra me e i genitori, si stabilisce come proseguire. Si può optare per un intervento familiare, che comunque mantiene una certa alternanza tra gli incontri e i colloqui tra soli adulti, oppure per un supporto genitoriale oppure per l’attivazione di interventi diversi, cioè svolti da parte altri specialisti.




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