Il metodo che ho fatto mio

Aggiornato il: feb 21

Aver trattato, nello scorso articolo, della necessità di integrare le discipline e le professioni nella presa in carico di situazioni complesse e composite, mi permette di fare un salto e di presentarvi il "mio" metodo di lavoro.

L'estensione della Consultazione Partecipata, infatti, unisce filosofia, psicoanalisi infantile e prassi educativa. E', quindi, un metodo integrato già in sé e per sé.


In breve, questo metodo che dico "mio" è la estensione di un setting particolare di consultazione psicoanalitica infantile chiamato Consultazione Partecipata in quanto prevede la partecipazione dei genitori.

E' stato creato da una psicoanalista milanese, Dina Vallino, a metà degli anni Ottanta e poi via via da lei sviluppato e rivisto fino ad anni più recenti. Vallino propone una modifica al setting tradizionale della consultazione psicoanalitica infantile, con un modello di intervento che prevede sedute in cui sono presenti anche i genitori, che vengono coinvolti in attività di gioco. Questo modello si basa su un nuovo tipo di psicoanalisi infantile, che Vallino sviluppa tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta.

Il pensiero di Dina Vallino è affascinante, ricco, vivace, rigoroso e complesso. Le sue vignette cliniche potenti e istruttive. Non è mia intenzione, qui, offrire una trattazione della sua opera. Vorrei soffermarmi un istante solo su uno degli elementi di innovazione della CP rispetto alla psicoanalisi infantile di quegli anni, ovvero il coinvolgimento dei genitori. Questa partecipazione delle madri e dei padri non avviene, tuttavia, solo nelle sedute con i bambini. La CP prevede anche degli incontri separati con i soli genitori, durante i quali si dà spazio all’interpretazione del comportamento del figlio ed eventualmente ai comportamenti dei genitori nella relazione con lui. Questi colloqui assumono una qualificazione differente dalla tradizionale restituzione, perché Vallino riflette insieme ai genitori su ciò che è emerso nelle sedute congiunte con il bambino, stimolandoli a esprimere i loro pensieri, le loro intuizioni, i loro vissuti.

In estrema sintesi: nelle sedute congiunte Vallino chiede ai genitori di osservare il figlio nel suo gioco (o disegno o storia etc) senza disturbarlo, per poterne poi discutere insieme in separata sede, nel corso dei colloqui tra soli adulti.

Solamente alla fine del percorso della CP - che prevede otto incontri - si rifletterà su cosa fare. Si potrà approdare alla decisione di programmare una diagnosi o di iniziare un trattamento, ma comunque non è questo l’obiettivo della CP, che è tutta centrata sul legame tra genitori e figlio. Gli incontri con i genitori insieme con il figlio sono il perno del lavoro: costituiscono per il bambino l’opportunità di esprimere i suoi vissuti e il suo sentire, per i genitori l’opportunità di parlare con il figlio e non del figlio.


Nei contesti educativi, il metodo della estensione della CP si rivela prezioso laddove l'oggetto del lavoro sia la relazione tra genitori e figli, e più in generale laddove occorra facilitare la comunicazione e l'interazione tra genitori e figli. Anche qui i genitori vengono coinvolti attivamente e considerati collaboratori dell'educatore.



Ho iniziato ad applicare questo metodo nel 2015 guidata dalla dottoressa Barbara Friia. Allora lavoravo in una comunità educativa residenziale e utilizzavo l'estensione nel contesto degli incontri tra i minori ospiti della struttura e i loro genitori - che è poi anche il suo contesto originario, nativo.

In seguito ho cambiato servizio, sono passata a lavorare per una Tutela Minori e lì ho sperimentato il metodo della estensione nel contesto dello Spazio Neutro. Ha funzionato così bene che, insieme ad alcuni soci dell'Associazione Dina Vallino, ne abbiamo a lungo discusso, per poi giungere a una formalizzazione.

Negli ultimi mesi, con la supervisione di Barbara Friia, lo sto utilizzando nelle visite domiciliari, nell'ambito della libera professione.

In questi cinque anni e mezzo, nei tre diversi servizi in cui l'ho sperimentato, questo metodo di lavoro è stato spesso il filo di Arianna che mi ha consentito di non perdermi nel labirinto di situazioni complesse e confuse.

Per questo motivo, da circa due anni il mio sogno, e quindi il mio impegno, professionale è che l'estensione della CP possa venire sempre più conosciuta e utilizzata anche dagli educatori. Cerco di raccontarla, divulgarla e condividerla proprio con la speranza, e l'augurio, che possa essere per altri ciò che è stata (ed è) per me.



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