Il supporto alla genitorialità

Aggiornamento: 15 set 2021

Questo articolo costituisce la trascrizione, più o meno fedele, dell'episodio 5 del mio podcast Nel frattempo e si qualifica come una sorta di continuazione dell'episodio 4



“Chi fornisce cura deve a sua volta ricevere molta assistenza. Paradossalmente ci sono volute le società più ricche del mondo per ignorare questi fatti fondamentali. Le forze dell’uomo e della donna impegnate nella produzione di beni materiali contano come attivo in tutti i nostri indici economici. Le forze dell’uomo e della donna dedicate alla produzione, nella propria casa, di bambini felici, sani e fiduciosi in se stessi non contano affatto. Abbiamo creato un mondo a rovescio”.


Cos'è il supporto alla genitorialità?

Abbiamo già trattato questo argomento, ma oggi voglio fare un discorso diverso, più generale, finalizzato a spiegare come nasce l’idea degli interventi di sostegno alla genitorialità e a cosa servono.

Questo discorso prende avvio da quello, appena fatto, sulla genitorialità. Ecco perché ho introdotto la questione con una citazione tratta da un libro – del 1988, pensate un po’ – nel quale viene sostenuto che anche la ricerca scientifica e la politica dovrebbero occuparsi della genitorialità.

Forse ricorderete che vi ho raccontato che, in Italia e in altri paesi europei, l’apparato legislativo ha da una parte riconosciuto i diritti dei minori e quindi le responsabilità dei genitori, dall’altra parte stabilito la necessità che le istituzioni sostengano le famiglie. Ora, questo secondo punto non significa solo che le istituzioni debbano intervenire in situazioni di pregiudizio conclamato, ma anche che debbano rispondere ai “normali” bisogni delle famiglie, in un’ottica di prevenzione.

Per esempio, nel 2006 il Consiglio d’Europa ha varato una serie di linee guida sul supporto alla genitorialità, proprio in un’ottica preventiva. Queste linee guida incoraggiano a sostenere e promuovere quella che nel documento chiamano “buona genitorialità” e cioè tutte quelle competenze dei genitori che consentono da un lato di rispondere ai bisogni di affetto e sicurezza del figlio e dall’altro di educare. Per esempio: riconoscere il figlio come persona, guidarlo trasmettendogli sicurezza ma anche fiducia nelle sue capacità, essere di esempio nella moralità, promuovere il senso di responsabilità.


Questa attenzione da parte della politica deriva probabilmente anche dai dati di cui siamo in possesso da qualche decennio. Mi riferisco in particolare al riconoscimento dell’importanza del legame con i genitori per lo sviluppo e il benessere del figlio. Infatti, fin dalle primissime fasi di vita, il sé del bambino si organizza nella relazione con i genitori. Quindi il figlio cresce nel rapporto con mamma e papà, che saranno tanto più in grado di sostenere il suo sviluppo fisico, cognitivo, emotivo e relazionale quanto più saranno in grado di fornire le prove del fatto che i genitori non abbandonano, sono per lo più prevedibili, non fanno paura, non espongono allo stress, riconoscono i suoi bisogni, lo proteggono e confortano, non impongono aprioristicamente le attività da fare insieme.

Ecco perché sostenere la genitorialità significa anche promuovere l’adattamento e lo sviluppo dei bambini.


La cosiddetta “buona genitorialità” risponde adeguatamente a tre funzioni principali: accudimento, educazione, affetto. L’accudimento fa riferimento ai bisogni di tipo fisico: alimentazione, salute, igiene, vestiario, condizioni abitative, sicurezza e così via.

Ma oltre ai bisogni di tipo fisico ci sono poi i bisogni psicologici, che tradizionalmente vengono divisi in bisogni affettivi (sicurezza emotiva, conforto, rassicurazione in situazioni di stress etc) e bisogni educativi (acquisizione di regole morali e di socializzazione, sviluppo di autonomie personali, apprendimento di conoscenze etc).

Però l'affettività e l'educazione non sono solo due aree dei bisogni dei bambini, ma sono anche le due funzioni della genitorialità che vengono considerate sia nella ricerca sia nella valutazione delle competenze genitoriali.

In sintesi, la componente affettiva riguarda la capacità di cogliere i segnali comunicativi del bimbo, interpretarli coerentemente e rispondere in modo adeguato. Mentre la componente educativa fa riferimento a tutti quegli aspetti più disciplinari, come definire regole, dare limiti, promuovere strategie di socializzazione, veicolare modelli culturali e morali.

I dati della ricerca ci mostrano che queste due componenti sono strettamente correlate. È come se i risultati degli studi ci dicessero che è impossibile educare senza amare e amare senza educare. Quindi la sensibilità e la disciplina del genitore interagiscono con le caratteristiche del bambino – il suo temperamento, le sue risorse, le sue competenze – contribuendo a uno sviluppo armonico.


Ciò che abbiamo descritto fin qui riguarda il comportamento osservabile. Ma sappiamo che la genitorialità comprende anche l’area del funzionamento interno del genitore. Il livello procedurale e il livello interno sono ovviamente connessi. Ovvero: lo stile genitoriale, che mamma e papà mettono in atto nella relazione con il bambino, sono in qualche modo basati su un insieme di rappresentazioni interne (immagini, emozioni, pensieri, aspettative, bisogni) che a loro volta sono basate sullo stato mentale, da un lato, e sulla storia familiare e relazionale, dall'altro.


Quindi il supporto alla genitorialità può riguardare tanti aspetti diversi: la nuova identità del genitore; la storia familiare e personale del genitore; il rapporto tra i due componenti della coppia genitoriale; emozioni e vissuti legati al nuovo ruolo di genitore; la relazione con il figlio; questioni pratiche e concrete dell’accudimento; lo stile educativo del singolo genitore o della coppia; lo sviluppo del figlio o alcuni suoi tratti personologici.

Io personalmente – ma questa è solo la mia opinione – credo che gli aspetti che in qualche riguardano un livello più profondo e più globale dovrebbero essere appannaggio degli psicologi, mentre invece tutti gli aspetti più procedurali e pratici dovrebbero essere appannaggio di educatori e pedagogisti. Ci tengo però a precisare che, in ogni caso, anche quando ci si rivolge ai professionisti dell'educazione, non si tratta semplicemente di farsi dare consigli, strategie o soluzioni magiche.

E, per finire, voglio rimarcare che gli interventi di supporto genitoriale sono servizi estremamente importanti, in quanto riguardano il benessere del nucleo familiare e l'armonico sviluppo dei bambini, e pertanto i professionisti che li erogano hanno una grande responsabilità.




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