La mia libera professione

Aggiornamento: 28 ott

Questo articolo costituisce la trascrizione, un po' rivisitata ma comunque fedele, dell'episodio 10 del mio podcast Nel frattempo



Ma in che senso libera professione? Cosa significa, nella pratica, che sei freelance? Quindi cosa fai? Scusa, non ho capito, di cosa ti occupi precisamente?

Ricevo domande come queste quasi ogni giorno…

Per questo, ho deciso di raccontare la mia libera professione, come è nata e come poi si è sviluppata nel corso del primo anno di attività. Lo faccio perché mi sono resa conto che, in effetti, dall’esterno non è semplice capire bene di cosa mi occupo. Ma anche perché desidero provare a dare a colleghi e colleghe qualche spunto, qualche suggestione.


Facciamo un piccolo salto indietro nel tempo.

È la primavera del 2020 e, insieme a tre soci dell’Associazione Dina Vallino, mi sto occupando di formalizzare l’estensione della consultazione partecipata al servizio di spazio neutro. Nel corso di questo lavoro, formuliamo l’ipotesi di proporre, l’anno seguente, un corso di formazione sul metodo, rivolto a educatori ed educatrici. Siccome l’Associazione Dina Vallino è un’associazione scientifico-culturale, non un ente di formazione, mi trovo “costretta” a pensare alla partita iva.

Inizio quindi a informarmi, fare corsi, confrontarmi con amiche e amici freelancer, chiedere consulenze, fare valutazioni e calcoli, sviluppare prima un’idea e poi un progetto. Succede che, via via che comprendo meglio cos’è la libera professione, divento sempre più consapevole che la spinta che sento dentro di me non è solo quella di portare il metodo dell’estensione della CP nel mondo educativo, ma quella di dare un contributo più ampio. E così passo dei mesi concitati e intensi, durante i quali mi impegno per prepararmi meglio possibile: studio, raffino il mio progetto, pianifico fasi e tempistiche, chiedo una supervisione eccetera.


E intanto, il primo ottobre, apro la partita iva. Lavoro ancora come dipendente presso un servizio di Tutela Minori, ma con un monte ore più basso (ho chiesto una riduzione dell’orario e me l’hanno accordata) e quindi posso iniziare a fare alcune cose privatamente: un intervento di educativa domiciliare e una formazione per un’équipe educativa.

Siccome so che c’è un grande interesse per la questione, vi dico come ho trovato questi primi clienti, che poi è il modo in cui ho trovato quasi tutti i miei clienti: grazie alla rete, formale e informale, che mi sono costruita negli anni di lavoro. Quando ho deciso che nel 2021 avrei avviato la mia piccola attività, ho raccontato questo mio progetto ad alcuni professionisti con cui avevo, e ho, un rapporto di stima e di fiducia. Mi è bastato fare questo per avviare il passaparola che mi ha portato la prima educativa domiciliare privata e il primo corso di formazione per una cooperativa.

Sicché, invece di aprire partita iva a gennaio, come avevo pianificato, ho anticipato e l’ho aperta a ottobre.


Per altro, la mia intenzione era di proseguire affiancando libera professione e lavoro subordinato per almeno un anno… se non che, sempre grazie alla rete, mi propongono di prendere parte a un progetto di contrasto al Covid a favore della fascia 0-6, NidoInsieme. Accetto questa proposta e mi dimetto dalla Tutela.

Gli ultimi due mesi del 2020 sono quindi mesi di passaggio, di transizione – di grande entusiasmo e insieme di grande stanchezza. Mi sono licenziata ma ho 45 giorni di preavviso, quindi continuo a lavorare in Tutela, mentre parallelamente inizio il progetto di NidoInsieme e ovviamente porto avanti la domiciliare e la formazione, sempre continuando a informarmi e studiare.

Ma non è finita qui: costruisco il sito web, avvio il blog, apro il profilo instagram e la pagina facebook, mando in stampa i biglietti da visita, arredo il mio studio professionale e avvio dei servizi consulenziali.


Nella prima metà del 2021 continuo a fare queste cose: partecipo al progetto NidoInsieme, mi occupo di interventi domiciliari, svolgo alcune formazioni (tra cui quella sul metodo dell'estensione della CP) ed erogo diverse consulenze online.

Oltre ad aggiornare il blog, a fare divulgazione su instagram, avviare questo podcast e poi la newsletter. E oltre ovviamente a continuare a studiare, sia per migliorare le mie conoscenze di business e marketing, sia per raffinare le mie competenze professionali in senso stretto, come educatrice.


Tra aprile e maggio, poi, scrivo una guida sull’adolescenza per Discorsi Online, che esce a settembre. E questo per me è un risultato enorme.

Innanzitutto, perché è un sogno che si realizza: lavoro con gli adolescenti dal 2008, mi definisco una paladina dell’adolescenza. e sono anni che desidero poter contribuire a diffondere un’immagine più veritiera e più benevola degli adolescenti. Finalmente posso farlo!

Ma c’è un altro motivo per cui la pubblicazione di questa guida è così importante per me: mi sono proposta io. (E lo specifico per chiarire che non ho costruito la preposizione educativa solo grazie alla rete professionale e alle conoscenze. Sono convintissima che, soprattutto per chi lavora sul territorio, avere una buona rete sia vitale; ma credo anche che sia fondamentale saper scorgere nuove possibilità e saper proporre le proprie idee e la propria professionalità.)


L’estate del 2021 si chiude con due belle novità: una è il prosieguo del progetto NidoInsieme, che si sarebbe dovuto concludere a luglio, per i mesi da settembre a dicembre e l’altra è la proposta, da parte di una cooperativa del milanese, di svolgere una supervisione sui casi annuale.


La seconda parte dell’anno 2021 comincia quindi con alcune attività "fisse" (la supervisione e NidoInsieme) e altre attività più "variabili" (domiciliari, formazioni, consulenze online).

E prosegue con tre belle novità: 1. riesco a muovere i primi passi nell’ambito della formazione aziendale, ottenendo due incarichi per due training (entrambi sulle soft skills) che poi erogherò quest’anno; 2. insieme a Barbara Friia proponiamo a una casa editrice il progetto di un libro sulla estensione della CP, che ci viene approvato; 3. inizio a lavorare intensamente a un mio progetto, che si concretizzerà a maggio in un prodotto per colleghi e colleghe.


La storia finisce qui, ma voglio fare due precisazioni.

Innanzitutto, questo è un racconto estremamente breve del mio primo anno di attività. Per sintetizzare, ho semplificato tutti i passaggi e ho omesso i fallimenti e gli errori, che ci sono stati e sono stati tanti - così come sono stati tanti i momenti di crisi, i periodi di stanchezza, i giorni di sconforto e le notti di dubbio.

In secondo luogo, quella che ho descritto è la mia libera professione. Che è per lo più territoriale e presenziale, piuttosto ampia e varia, in continua e rapida evoluzione perché somiglia a me, perché rispecchia la mia multipotenzialità, il mio piacere di stare fra gli altri, la mia curiosità e il mio percorso di studi, il mio costante bisogno di nuovi stimoli, nonché i miei obiettivi, la mia missione e la mia visione.

È importante che ognuno si crei la sua libera professione. E, in generale, anche da lavoratori subordinati, è fondamentale costruire il proprio modo, la propria identità professionale. Per questo, è bene cercare fonti di ispirazione, non modelli da seguire.




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