Perché un blog?

Aggiornato il: apr 11

Lo scorso autunno ho iniziato a riflettere sul fatto che gli educatori, anche nonostante la creazione di uno specifico corso di laurea, sono sempre pochi.

In tutti i servizi nei quali ho lavorato negli ultimi dieci anni, gli educatori erano costantemente, o quasi, sotto organico. Trovare il personale educativo era spesso impresa lunga e faticosa, con la conseguenza che a volte si finiva per ripiegare su altre figure apparentemente affini.


Riflettendo su questo, mi sono accorta che la mia professione è assente da ogni dibattito pubblico e che il settore dei minori, di cui mi occupo in particolare, è sempre più sacrificato e ignorato dalla politica.

Al contempo, la figura dell'educatore è mal-conosciuta e mal-trattata da larga parte dei comuni cittadini. Per lo più viene concepita come una sorta di missione, frutto della vocazione più che di studio e formazione. Oppure viene immaginata come una scelta professionale masochistica, in quanto sottopagata, usurante, priva di gratificazioni.


E invece noi educatori facciamo un mestiere pieno di bellezza.

Un mestiere basato sulla relazione, che della relazione ha tutti gli aspetti di fatica e tutti gli aspetti di meraviglia.

Un mestiere necessario.

Un mestiere al quale ci prepariamo attraverso un apposito percorso di studi e che, per altro, ci richiede di continuare a formarci e ad aggiornarci.

Un mestiere per il quale serve di certo una certa attitudine personale, che magari si può anche chiamare "vocazione", purché la si intenda nel senso che occorre esserci portati.


Lo scorso autunno ho allora iniziato a pensare alla possibilità di aprire un blog per raccontare il lavoro mio e dei miei colleghi. Per (cercare di) riscattare l'immagine negativa dominante dell'educatore e per (provare a) suscitare interesse e curiosità verso l'ambito del sociale e il mondo delle scienze dell'educazione, provocare discussioni, avviare dibattiti.


Più di un anno dopo, eccomi qua, con questo sito e questo blog.

Proverò a raccontare il mio lavoro. Lo farò attraverso ricordi, vignette, riflessioni, informazioni. Lo farò con appunti, pagine di diario, piccole narrazioni e anche poesie (perché a volte il ritmo spezzato dei versi è l'unico adatto).




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