Spazio Neutro

Aggiornato il: mar 21

Questo articolo costituisce la prima sezione di un lungo discorso relativo alla estensione della consultazione partecipata nei servizi per il diritto di visita e di relazione. Qui mi concentro soprattutto sulla descrizione di questa tipologia di servizi.


In ogni servizio e con ogni utenza, il lavoro dell'educatore si basa molto sulla relazione.

Ma quando il suo mandato è quello di facilitare la comunicazione e il rapporto tra genitore e figlio, il quadro si complica. All'educatore viene chiesto, infatti, di intervenire, attraverso la relazione che ha con il minore e la relazione che ha con l'adulto, sulla relazione che questi due hanno tra loro.

Riuscire a muoversi con consapevolezza, precisione e competenza in questa complessità è possibile quando si adotta un metodo operativo chiaro e potente come quello della estensione della consultazione partecipata.


I servizi specificatamente dedicati al rapporto tra genitore e figlio sono i servizi per il diritto di visita e di relazione - comunemente detti Spazio Neutro.

Nascono in Francia, a Bordeaux, nel 1986 e si diffondono in Italia circa un decennio dopo. Questi primi servizi si sviluppano con l'intento di garantire una continuità nel rapporto tra il minore e il genitore non convivente nelle situazioni di grave conflittualità tra gli ex coniugi. Gli interventi sono quindi rivolti ai minori che si trovano "ostaggio" del conflitto genitoriale.

Il primo servizio italiano sorge a Milano nel 1993 in forma sperimentale, per poi via via consolidarsi come servizio stabile. “Spazio Neutro”, dicitura ormai usata comunemente in senso ampio, è appunto il nome scelto dagli operatori per quel primo servizio milanese. Il termine “spazio” fa riferimento sia al luogo fisico degli incontri sia a un luogo di pensiero interno; mentre il termine “neutro” fa riferimento alla necessità di essere terzi rispetto ai due soggetti (madre e padre) in conflitto, di porsi super partes.

Nel 1999 nascono altri servizi per il diritto di visita e di relazione, ma la vera e propria diffusione su tutto il territorio nazionale si ha nei primi anni duemila. Sebbene il panorama italiano sia tutt'ora piuttosto disomogeneo, i principi teorici sui quali si fondano i servizi Spazio Neutro sono gli stessi e fanno riferimento all’idea del superiore interesse del minore e al concetto di "diritto di visita e di relazione”, che per il figlio assume la valenza di bisogno evolutivo e per il genitore rimanda al dovere dell’esercizio della responsabilità genitoriale.

Tuttavia, il concetto di "diritto" richiama anche la cornice dell'intervento, che di solito è di natura coatta, ovvero obbligatoria, in quanto basata su un atto di costrizione dell'Autorità Giudiziaria - a sua volta fondata sulla legittimità del Tribunale a intervenire sulla relazione tra genitori e figli.

La finalità principale dei servizi per il diritto di visita e di relazione, infatti, è quella di rendere possibile, di facilitare e di sostenere il rapporto tra il minore e uno dei genitori (o, in alcuni casi, entrambi) in seguito a una situazione di crisi familiare che ha interrotto, allentato, complicato o spento quel rapporto.



L’educatore, quindi, favorisce, stimola e supporta la relazione tra genitore e figlio. Fa questo assolvendo al doppio ruolo di osservatore e di facilitatore. Ma anche definendo una progettualità pedagogica, sostenendo la responsabilità di cura ed educativa del genitore, occupandosi degli aspetti tecnici e organizzativi degli incontri, facendo rispettare alle parti gli accordi presi.

La funzione dell'educatore all'interno dei servizi Spazio Neutro è estremamente delicata e complessa. Per questo, sono fondamentali la collaborazione e l'integrazione con le altre figure professionali dell'équipe interna, ma anche con quelle appartenenti a eventuali altri servizi esterni che abbiano in carico il nucleo familiare o uno dei membri (la cosiddetta "rete").

Fondamentale è anche rispettare tutte le varie fasi in cui si articola e si sviluppa l'intervento, ovvero: la presa in carico; i colloqui preliminari con i genitori e l'ambientamento con il minore; l'avvio vero e proprio degli incontri; i colloqui periodici con entrambe le parti (e, quando possibile, con il minore) e le verifiche periodiche del progetto tramite riunioni di équipe e di rete; l'aggiornamento continuativo, attraverso le relazioni, all'Autorità Giudiziaria; l'esito dell'intervento, che può essere una conclusione oppure un'interruzione.



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