Sugli educatori

Aggiornato il: apr 7

Una poesia abbastanza recente. Versi che ho cercato, voluto. Parole che non sono il frutto di un moto spontaneo, ma il risultato di un impegno coatto. Mi sono seduta in balcone e mi sono detta: "proviamo a raccontare tutta la ferocia e la bellezza di ciò che facciamo ogni giorno".



Stiamo senza palpebre

possiamo solo vedere

Stiamo con occhi puri arresi

abbiamo solo chiarezze

offerte innanzi – feroci


Stiamo nella vertigine

della fase di volo

ci infiliamo nelle brecce

scegliamo con cura anche

gli sguardi le parole le risate


Stiamo in bilico sulla linea

di scissione tra noi e loro

offesi dall’orrore di verbi

(assistere, correggere)

che creano ancora barriere


Stiamo a volte inginocchiati

in preghiera oppure sconfitti

con il volto tra le mani bianche

sempre insufficienti o storti

nel rialzarci poi di slancio


Stiamo a tratti fermi

ritti come pini oppure

piegati come archi o stracci

stanchi di aver fede

oppure pronti all’addio


Restiamo testimoni di vita

quando dopo il saluto

ci facciamo portatori

di storie – non come

fardelli ma corone



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